Hans Ruesch (1913-2007)
Hans Ruesch
ebbe non una ma – almeno – tre vite: fu famoso pilota
automobilistico, autore di romanzi e racconti ancor oggi letti in tutto il
mondo, e infine saggista e fondatore del moderno movimento antivivisezionista.
Quello
che segue è un breve schizzo autobiografico.
«Nato
a Napoli nel maggio 1913. Entrambi i genitori erano di nazionalità elvetica,
figli di industriali svizzeri stabilitisi a Napoli. La
madre Ginevra, figlia di Filippo Büchy del cantone di Argovia, si era italianizzata,
il padre era rimasto svizzero e aveva prontamente iscritto il figlio al
consolato svizzero di Napoli, il che faceva di Hans
fin dalla nascita un cittadino svizzero a tutti gli effetti, secondo un accordo
vigente tra i due Paesi.
Dopo
aver frequentato le scuole a Napoli fino all'età di 12 anni, Hans è stato mandato in patria a finire i suoi studi, sia
nella Svizzera francese che in quella tedesca, diventando così poliglotta (multilingue). Dopo un interludio di 8
anni, in cui ha scorrazzato per tutta l'Europa e l'Africa (Tripolitania e
Africa del Sud) e si è impegnato nella sua passione giovanile per le gare
automobilistiche di Formula 1 dove ha corso anche per la Scuderia Ferrari, nell'ottobre del '38 emigrò negli Stati Uniti, per
proseguirvi una carriera letteraria da lui già iniziata al tempo delle corse.
Difatti nel 1937 era apparso in Svizzera il suo primo romanzo, scritto in
tedesco, proprio sulle corse d'auto. Romanzo da lui stesso tradotto in inglese alcuni anni dopo e nel 1953 portato sullo schermo
da Darryl Zanuck della Twentieth Century Fox con Kirk Douglas
nel ruolo del protagonista. Il titolo americano del film fu The Racers, in
Italia Destino sull'asfalto.
Subito
dopo la guerra è ritornato in Europa, sbarcando nel gennaio del 1946 nella sua
città natale devastata dai bombardamenti alleati, nel periodo in cui alcuni
anni più tardi ambienterà il suo I mammà e papà. Questo romanzo, da lui prima
scritto in inglese, era poi stato dall'autore stesso tradotto in italiano. Ma nel frattempo, nel1950, era apparso negli Stati Uniti il
suo primo bestseller, Top of the World; noto
in Italia come Paese dalle ombre lunghe, portato
sullo schermo dieci anni dopo col titolo Ombre
Bianche e con Anthony Quinn
nel ruolo dell'eschimese.
Dopo
aver pubblicato ancora Paese dalle ombre
corte, Partita di Caccia, Com'esser poveri, I mammà e
papà e Ritorno alle ombre
lunghe,
tutti scritti dapprima in inglese e poi da lui stesso tradotti in italiano,
smise di scrivere romanzi per dedicarsi interamente alla lotta contro la truffa
della vivisezione, condotta sotto il pretesto della ricerca medica. Avendo
anche già studiato medicina per anni e curato per una casa editrice una collana
medica denominata “I manuali della salute”, è
convinto, come tanti altri, che la vivisezione non è altro che una lucrosissima truffa, finalizzata a una continua raccolta
d'ingenti fondi per una presunta “ricerca medica” da molti medici considerata
non solo inutile ma fuorviante. Tanto è vero che le malattie tuttora nominate
come le principali cause di morte — cancro, diabete,
mali cardio-circolatori — non sono sparite, ma sono aumentate da quando è stata
introdotta la vivisezione come unico mezzo di “ricerca medica”.
Queste
idee, esposte in Imperatrice nuda, il
primo libro che Hans Ruesch
ha scritto fin dall'inizio direttamente in italiano,
suscitando scandalo in Italia al suo apparire nel gennaio 1976, segnò anche la
fine della carriera letteraria di questo autore fuori dagli schemi. Allora ebbe inizio il suo pellegrinaggio da un tribunale all'altro in vari
paesi, trascinatovi non apertamente dall'industria farmaceutica come taluni
logicamente assumono, ma al contrario da finti alleati. È questo il
soggetto del suo successivo libro, intitolato I falsari della Giustizia, che egli spera ancora di poter
terminare.
Ma
intanto la Prentice Hall, la primaria casa americana di opere didattiche, ha pubblicato nel 2003 una nuova
antologia di quasi 800 pagine, destinata all'insegnamento universitario e
intitolata Dal passato al presente: idee
che hanno cambiato il nostro mondo. Tra i 73 autori di cui sono
citati ampi stralci figura anche Hans
Ruesch. Per
quale opera? Per quella che finora era stata la più soppressa in tutti i 9
paesi in cui era apparsa: Imperatrice
Nuda.»
Il testo precedente era stato visto
e approvato da Ruesch stesso. Ruesch
è scomparso a 94 anni il 27 agosto 2007, nella sua casa di Massagno,
vicino a Lugano. Un ritratto di Ruesch
pilota è contenuto nel seguente testo
corredato da fotografie.
I necrologi apparsi sulla stampa
di tutto il mondo sono generalmente di basso profilo,
si dilungano sulla sua “prima vita” (l’attività sportiva) e dicono poco o nulla
delle altre due – quando è soprattutto l’ultima quella che soprattutto gli ha
meritato un posto permanente nella storia della civiltà.
Sui principali quotidiani italiani
non sono apparsi articoli in memoria. In particolare La Repubblica, che avverte i lettori con articoli più o meno ampi
della morte anche di personaggi di scarsa o minima importanza culturale, ha
solo accettato un’inserzione a pagamento nella rubrica dei necrologi, ma si è
ben guardata dal pubblicare anche la più breve delle notizie su Ruesch. Il Corriere
della Sera ha dato la notizia della scomparsa nella
forma più breve e senza menzionare la vivisezione, e si è poi limitato a pubblicare
qualche giorno dopo una breve
lettera in memoria, ma non un articolo di un proprio giornalista. Questa è
la “grande stampa” in Italia. Caveat emptor!
Tipico della stampa anglosassone,
tanto spesso quanto a sproposito lodata dal provincialismo italiano, è
l’articolo pubblicato sul New
York Times
(“Hans Ruesch, Writer
and Grand Prix Winner, Dies at 94”), che è
inserito niente meno che nella sezione “Sports”, e
che di Slaughter of the Innocent
dice:
His
nonfiction book “Slaughter of the Innocent” (Civitas Publications, 1983), first published in Europe in
the 1970s, is credited with helping galvanize the
animal-rights movement here and abroad.
È difficile mettere tante
inesattezze in così poche parole. Slaughter of the Innocent, che è la versione (molto) ampliata di Imperatrice nuda (apparso nel 1976), fu
pubblicato per la prima volta non in Europa, ma negli Stati Uniti; non nel 1983, ma nel 1978; non da un editore minore (Civitas
è la casa editrice della Fondazione Hans Ruesch), bensì da
quella che allora era la più grande casa editrice americana, Bantam Books. Infine, il
confondere l’opposizione alla vivisezione con la difesa dei “diritti degli
animali” è stato un costante obiettivo polemico di Ruesch.
Tale confusione, come egli ha in varie occasioni documentato, è una delle
strategie utilizzate da chi infiltra il movimento antivivisezionista per farlo
affondare in lotte intestine e renderlo politicamente inefficace.
Per inciso, il fatto che
successive ristampe ed edizioni di un libro che ha «galvanizzato» (inutile
metafora di origine vivisezionista) o, per meglio dire, reso consapevole e
incitato alla protesta un numero imprecisato di persone in tutto il mondo,
siano state possibili solo per il personale interessamento e investimento
dell’autore, è di per sé una buona indicazione di come funziona la grande editoria in tutto il mondo. Ma non sarà
certo un giornalismo falsamente indipendente che lo farà notare ai suoi
lettori.